Con grande piacere e onore abbiamo accolto il 5 marzo a Mantova l’Onorevole Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori e autore di quello che ormai è diventato un best seller, ossia “Il Guastafeste”.
Un libro in cui viene tratteggiata a chiare lettere la figura scomoda di chi persegue la legalità, la giustizia, di chi vuol fare pulizia di un sistema corrotto e clientelare. Erano gli anni ’90 quando lo vedevo ripulire l’Italia dalle aule del tribunale di Milano. Oggi sono al suo fianco con la squadra di Mantova e in prima linea con l’Italia dei Valori per difendere gli stessi principi di allora: giustizia e legalità. Principi che grazie a questa maggioranza di Governo stanno venendo meno.
Non a caso i primi provvedimenti voluti fortemente da Silvio Berlusconi, una volta raggiunto il potere, sono stati quelli per sfuggire al controllo della legge. Ci ha provato nel 2003 con il Lodo Maccanico, ossia la sospensione dei processi per le cinque più cariche dello Stato. La Corte Costituzionale bocciò la legge il 13 gennaio 2004. Passano 4 anni, Berlusconi torna al Governo il 7 maggio 2008. Non passa neanche un mese e nei primi giorni di giugno arriva la prima discussione sul Lodo Alfano, ovvero immunità per le 4 cariche dello Stato. Il 22 luglio, con una velocità sorprendente viene convertito in legge.
Questo Governo ha pensato bene di aggirare il principio di legalità, nel quale si afferma che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge. Per rientrare nella legalità, quindi, basta cambiare la legge.
Un sistema che si regge su questo tipo di convinzione non può funzionare. Nixon, per discolparsi dalle accuse del caso Watergate, disse che se un reato è commesso dal Presidente, vuol dire che quello non è reato. Nixon venne rimosso. Berlusconi no.
Di questo passo, senza il rispetto della legge e della Costituzione, si corre verso la dittatura, verso uno Stato in cui i cittadini, che non hanno potere di modificare la legge, avranno sempre meno diritti. Fortunatamente esiste ancora lo strumento del referendum, con il quale, grazie alla raccolta firme dell’Italia dei Valori, ogni cittadino potrà dire che non vuole una giustizia di casta.
Il Pdl e il loro leader continuano a soffiare sul fuoco della sicurezza, ci convincono che dobbiamo aver paura, che dobbiamo girare per le strade a dare la caccia ai fantasmi, intanto, finchè gli Italiani hanno la vista annebbiata da questo, studiano come cambiare la costituzione, riformare la giustizia, negare il diritto di referendum ai cittadini. Sì perché, nel caso fosse passata in secondo piano, la notizia del giorno è che il referendum sulla legge elettorale non sarà accorpato alle elezioni europee del 6 e 7 giugno, ma si terrà il 13 e 14 giugno. Una scelta voluta fortemente dalla Lega per boicottare il più possibile l’iniziativa e fare in modo che il quorum non venga raggiunto. Una scelta che costerà agli italiani 400 milioni di euro. A tanto ammonta un election day.
È il momento di affrontare temi che interessino alla gente, che risollevino questa congiuntura economica nefasta che mette molti italiani in gravissima difficoltà. Barack Obama, negli Stati Uniti, a pochissimi giorni dal suo insediamento, ha subito battuto su questi temi, cercando soluzioni rapide che riportino i cittadini in uno Stato al loro servizio e non viceversa. Il Presidente americano ha puntato sulla creazione di infrastrutture, su un sistema che rimetta in moto l’economia grazie proprio allo Stato. Se si investe sul territorio, sulle sue potenzialità, ne traggono giovamento le imprese e con loro l’occupazione. Qui in Italia, invece, con i soldi dei contribuenti, si salvano dal tracollo aziende pubbliche in fallimento e poi si regalano ai privati, lasciando statale solo il debito e dando milioni di euro come buonuscita a manager incompetenti.
Oggi, come nel 1994, c’è bisogno di un cambiamento reale, di facce nuove, di idee nuove, di persone che investano su questo Stato e non solo sui propri interessi. Sei anni fa io ho scelto questa strada, condividendo le idee di un uomo che provò a cambiare l’Italia e che tuttora sta lottando per questo. Tonino è il guastafeste del potere e siamo onorati di poterlo avere seduto in Parlamento.